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News sul mondo della scuola

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“Test rapidi nelle scuole, non possiamo mandare in quarantena i ragazzi per un raffreddore”, a dirlo Azzolina

October 20, 2020

“Abbiamo investito 200 milioni di euro per tablet e pc, e la protezione civile ci ha aiutato a distribuirli nelle scuole. Si può fare ancora di più, noi non ci tiriamo indietro.

Ma servono anche i test rapidi nelle scuole, perché non possiamo mandare  in quarantena i nostri ragazzi per un raffreddore o una semplice influenza”.

“Bene come ha fatto la Regione Emilia Romagna”, aggiunge.

Così la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina (M5S), ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7.

Scuola, alle superiori ingressi a partire dalle 9: quando (e come) inizia il nuovo orario

October 18, 2020

Le scuole non chiudono. Dall’infanzia alle medie, passando per le elementari, si continuerà solo e unicamente con la didattica in presenza. Alle superiori, invece, si potrà ricorrere maggiormente alla didattica a distanza, ma sempre senza ecludere le lezioni in classe. Nell’ultimo dpcm, firmato il 18 ottobre dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si ribadisce che le scuole dell’infanzia, le scuole elementari e le scuole media continueranno a svolgere le lezioni di presenza. Per le superiori, invece, si potranno adottare “forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica”. Il che vuol dire incrementare “il ricorso alla didattica digitale integrata, che rimane complementare alla didattica in presenza, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9”.

Le novità principali per le scuole superiori saranno quindi due: ingresso non prima delle 9 e possibilità di turni pomeridiani. Saranno i singoli istituti a decidere. La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, assicura che la scuola resta aperta e rivendica: “Sono stati salvaguardati i diritti di studentesse e studenti. Possibile implementazione della didattica digitale integrata e flessibilità sugli orari per le scuole superiori ma solo attraverso interventi mirati”, scrive su Facebook. Azzolina introduce poi anche un altro elemento, ovvero che questi nuovi orari non entreranno in vigore subito, ma “fra qualche giorno, per garantire una migliore organizzazione”.

Le indicazioni del dpcm sulla scuola: cosa cambia
Il nuovo dpcm prevede maggiore flessibilità per le scuole secondarie di secondo grado. L’organizzazione della didattica può cambiare, incrementando il ricorso alla didattica a distanza, senza mai sostituire però le lezioni in classe. A cambiare potrebbero essere soprattutto gli orari di ingresso e di uscita degli alunni. Da una parte portando l’orario di apertura alle 9: le scuole non potranno iniziare le lezioni prima di quell’ora. Inoltre si prevede un ingresso scaglionato, per evitare il sovraffollamento sui mezzi pubblici, nel tentativo di non far prendere bus e metro allo stesso orario a studenti e lavoratori. Altra ipotesi introdotta dal dpcm è quella di ricorrere anche a dei turni pomeridiani per le lezioni, sempre con lo stesso obiettivo.

Nuovo dpcm, quando entreranno in vigore i nuovi orari
Per i nuovi orari bisognerà attendere qualche giorno. Il dpcm è in vigore a partire dal 19 ottobre, ma le disposizioni relative alla scuola saranno effettive solo a partire dal 21 ottobre, come previsto dalle disposizioni finali del decreto firmato da Conte. Dpcm che resterà in vigore fino al 13 novembre. Il ministero dell’Istruzione, comunque, ha precisato che le novità contenute nel decreto non saranno da subito in vigore, ma arriveranno solamente tra qualche giorno, per dare la possibilità alle scuole di organizzarsi in maniera più efficiente. Se il decreto parla della data del 21 ottobre, quindi, il ministero parla invece genericamente di indicazioni più specifiche che arriveranno nei prossimi giorni o nelle prossime ore.

Azzolina: 'L'idea di qualcuno è chiudere la scuola? La risposta è no'

January 01, 2020

"Le scuole hanno lavorato tantissimo questa estate per garantire il rientro in classe di studenti e studentesse. Se l'idea per qualcuno è chiuderle e lasciare tutti a casa, la risposta è no". Lo ribadisce la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina. 

"L'uso complementare della didattica digitale per le scuole superiori è già realtà e ha permesso non solo di garantire il distanziamento in aula, ma anche di alleggerire di molto il carico del trasporto pubblico. La cosiddetta didattica digitale integrata è una delle disposizioni scritte nero su bianco nel "Piano Scuola" condiviso e approvato anche dalle Regioni. A giugno. In quel documento è previsto anche lo scaglionamento degli ingressi che, infatti, molti Istituti hanno predisposto". Lo scrive sui social la ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina.

Scuola, le Regioni chiedono la didattica a distanza. Azzolina: "Non se ne parla"

October 12, 2020

Si ricomincia con le lezioni da casa? L'ipotesi, al momento, è sul tavolo. In attesa del nuovo Dpcm, che dovrebbe vietare gli sport di contatto, tra cui il calcetto, la Conferenza delle Regioni, presieduta dal governatore dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, ha proposto il ritorno della didattica a distanza per le scuole superiori. La proposta è strettamente legata ad un eventuale necessità di ridurre i passeggeri a bordo dei mezzi del trasporto pubblico locale. L'ipotesi, avanzata dal presidente del Veneto, Luca Zaia, e da un gruppo di governatori, è stata riportata al governo da Bonaccini in qualità di presidente della Conferenza delle Regioni.

TRASPORTI PIENI

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Anche se dallo staff di Bonaccini fanno sapere che "la proposta non è stata fatta dal governatore", il tema esiste e coinvolge soprattutto i liceali, più propensi alla "socializzazione" rispetto agli studenti più giovani. La ministra Azzolina ha ribadito che i contagi fra gli studenti originano molto più spesso da contesti esterni alla scuola che dalle scuole stesse, che anzi garantiscono il massimo della sicurezza a alunni e insegnanti. Ma la questione dei trasporti pieni è nota a chi prende i mezzi tutti i giorni. E proprio la ministra, negli ultimi giorni, era stata chiara: "Richiudere le scuole? Non se ne parla: se i contagi cresceranno ancora nel Paese bisognerà casomai intervenire sull’accesso ai mezzi pubblici, limitare le attività ricreative pomeridiane dei ragazzi, impedire le feste".

Mascherina obbligatoria a scuola: novità con il nuovo decreto? Parla Azzolina

October 08, 2020

Mascherina obbligatoria a scuola: ci sono novità con il decreto-legge approvato ieri e in vigore da oggi 8 ottobre? A parlarne è stata la stessa ministra Lucia Azzolina ospite ieri sera da Mentana su La7.

Il nuovo decreto-legge del 7 ottobre entra in vigore da oggi ed emana delle misure che saranno valide fino al nuovo DPCM previsto per il prossimo 15 ottobre, scadenza inizialmente fissata anche per lo stato di emergenza ora prorogato fino al 31 gennaio 2020.

In nuovo decreto estende l’obbligo della mascherina all’aperto, ma anche sui luoghi di lavoro. A oggi la mascherina a scuola è obbligatoria nei casi in cui non possa essere garantita la distanza di un metro tra le persone, ma può essere tolta al banco.

La ministra ha chiarito ancora una volta:

“A scuola se uno studente è seduto, quindi in una situazione di staticità a un metro di distanza può abbassare la mascherina, se vuole tenerla può tenerla. In tutte le situazioni di dinamicità, immaginiamo uno studente che si alza per andare in bagno o gira per la classe, bisogna tenerla.”

Azzolina ha aggiunto che a scuola le regole che ci sono vengono rispettate e che resta pertanto il luogo più sicuro. La ministra ha dichiarato che ora, con le nuove regole del decreto e la mascherina obbligatoria anche all’esterno, anche il mondo fuori dalla scuola sarà più sicuro.

Non sappiamo se con il nuovo DPCM del prossimo 15 ottobre qualcosa cambierà ancora per gli studenti e la mascherina diventerà poi obbligatoria sempre a scuola, anche al banco.

Coronavirus, Azzolina: "Pronti all'emergenza ma le scuole non chiuderanno"

October 06, 2020

Il numero dei contagi sale in tutta Italia, ma la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina non vuole cedere all'idea che la scuola stia diventando un ambiente fertile per il Coronavirus: "Abbiamo lavorato tutta l'estate anche per evitare di doverle richiudere", afferma in una intervista alla Stampa, la ministra dell'Istruzione. "Gli istituti sono più pronti alla didattica a distanza e siamo gli unici in Europa a distribuire nelle scuole mascherine e gel disinfettante".Quanto alle eventuali chiusure a macchia di leopardo, nelle zone più colpite dal virus, "sono i Comuni o le Asl a decidere se chiudere un istituto. L'importante è che non si proceda senza criterio. Abbiamo dei protocolli ed è fondamentale che siano rispettati in modo omogeneo su tutto il territorio". "Se avessimo aperto le scuole ad agosto, quando i numeri stavano salendo, ci sarebbe stato qualcuno pronto a dare lo stesso erroneo giudizio", afferma Azzolina. "Il problema non è la scuola, ma ciò che avviene fuori. Per questo vorrei fare un appello ai ragazzi: rispettino le regole anche quando escono dai loro istituti"."Dobbiamo confrontare i nostri dati con quelli delle Asl e il primo bilancio serio arriverà a metà ottobre, ma stiamo monitorando la situazione e i contagi registrati a scuola sono molto bassi: si parla dello zero virgola", precisa - 

“La scuola paritaria è ripartita non perché più brava o più ricca della statale ma grazie all’Autonomia”

September 28, 2020

Anna Monia Alfieri – Lungo questi 200 giorni di lockdown abbiamo lanciato in modo ordinato e continuativo il medesimo allarme:  Il Sistema Scolastico Italiano da INIQUO (del precovid) si appresta a trasformare il diritto all’istruzione per tutti da un DIRITTO ad un PRIVILEGIO.

Cause:

Evidentemente le Cause – mancanza di docenti, strutture, trasporti – imponevano al Premier Conte di raccogliere la più ampia disponibilità delle parti coinvolte (cittadini singoli, associazioni, enti e chiesa locale) che con le Opposizioni e gli Alleati al Governo hanno proposto in modo responsabile soluzioni nello spirito dell’art. 34 della Costituzione Italiana come ben ci ha invitati a fare il Presidente della Repubblica e ci ha ricordato nell’occasione dell’inaugurazione del nuovo a.s. da Vò (Padova)-

Le soluzioni domandano quegli «esempi straordinari di collaborazione, di lavoro in comune» che in queste ore non sono mancati come ci ha ricordato il Presidente Mattarella.

Questo è un dato di fatto, documentato da centinaia di atti ma soprattutto rappresenta un patrimonio che nei prossimi mesi può ancora essere raccolto dal Governo impegnato con il Recovery Found. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo discorso alla cerimonia dell’inaugurazione dell’anno scolastico, ci ha ricordato i pilastri di un sistema scuola che non può lasciare indietro nessuno: Autonomia da garantire alla scuola (statale), Parità che deve liberare la scuola (paritaria), Libertà di scelta educativa, Alleanze educative fra genitori e docenti, valorizzazione dei docenti.

Anzitutto, signora, lei ha il diritto di sdegnarsi, di rivendicare per suo figlio il meglio, perché suo figlio in una scuola statale costa euro 8.500,00 di tasse dei cittadini.

Si provi a smentire questi numeri, su cui convergono tutti i ricercatori. come spendono, la Ministra e il Governo, questi 8.500 annui per i 7.599.259 studenti che frequentano le 40.749 scuole statali?

Signora, lei ha il diritto di chiederne conto ma ha anche il dovere per suo figlio di farlo altrimenti condannerà suo figlio ad un sistema scolastico considerato ieri iniquo oggi un privilegio.

Signora, Lei ha il diritto e il dovere di domandarsi come sia possibile spendere 8.500 e chiedere a voi genitori di portare la risma di carta, la carta igienica, di vedere i vostri figli per terra e non trovare il docente di sostegno; chiedere ai docenti di essere precari sottopagati a tempo indefinito??

Prima domanda. Dove vanno questi 8.500 per allievo?

Seconda domanda ai 866.805 allievi che frequentano le 12.564 scuole paritarie lo Stato eroga fra contributi e detrazioni 752,00 euro. Chi paga la differenza? Le famiglie che pagano due volte? Le scuole che si indebitano?

E, madre di tutte le domande, la terza:

negli anni abbiamo dimostrato che il costo standard di sostenibilità per allievo si colloca intorno ad una media di 5.500 annui

Dopo il covid le scuole paritarie non hanno visto il becco di un quattrino, si sono dovute arrangiare per gestire l’emergenza – tanto pagano 6 Mld di euro all’anno, il pizzo della libertà… potranno anche pagare per questa emergenza! – a loro non è destinato nessun tavolo, nessuna sedia, si devono arrangiare con le regole del distanziamento e gli arredi; nessun corso di formazione: si devono arrangiare nel redigere protocolli di sicurezza pagando i consulenti.

Dunque, la terza domanda cruciale che un genitore in queste ore deve presentare al Governo che gestisce danari pubblici, cioè dei cittadini, è:
• come è stato possibile con 8.500 euro annui non far ripartire la scuola statale in modo soddisfacente?

Le soluzioni sono un sistema scolastico integrato e nuove linee di investimento, come avviene in tutta Europa. Vorrà dire qualcosa che siamo l’unica eccezione negativa in Europa? Vorrà dire qualcosa che il covid ha confermato che ciò che manca sono Autonomia, Parità e Libertà di scelta educativa?

Quindi, dopo questi primi giorni di polemiche salutari, non archiviamo tutto negli archivi delle tv, ma agiamo speditamente perché nessuno possa più dire “pazienza, è cosi ma ci dobbiamo arrangiare”… quasi fosse un privilegio il diritto all’istruzione. Non si può tacere perché sono sempre più all’evidenza i reali pericoli del monopolio educativo. E all’ingiustizia e alla discriminazione non ci si può abituare, se vogliamo una società più giusta ed equa per i nostri figli.

Università Telematica: anche a Roma è boom di iscritti

September 27, 2020

Sempre più studenti scelgono le università telematiche rispetto a quelle tradizionali, e questa crescita è aumentata ancora di più in questi mesi a causa dell’emergenza sanitaria che ha colpito l’Italia e il resto del mondo. 

Dal 2015/2016 ha iniziato ad esserci il vero incremento degli iscritti agli 11 Atenei online: ben 38 mila in più rispetto all’anno precedente (49 mila circa in tutto), numero che corrisponde ad una crescita di oltre il 69%. Solo nell’anno accademico 2017/2018 – secondo il rapporto annuale  2019 di Istat università – sono stati quasi 94 mila gli immatricolati, ossia il 24% rispetto all’anno precedente.

Ma perché anche gli studenti dovrebbero decidere di iscriversi a una università telematica a Roma, città che gode della presenza di un ampia offerta formativa universitaria di tipo tradizionale?

Il motivo principale risiede nel fatto che ad iscriversi alle università telematiche sono persone che vogliono gestire in maniera autonoma il tempo per seguire le lezioni e per studiare. Gli identikit degli studenti tipici infatti sono vari:

  • studenti lavoratori che hanno poco tempo a disposizione per seguire i corsi di laurea. L’età media si aggira intorno ai 30 anni

  • studenti fuori corso che non sono riusciti a laurearsi in tempo con i corsi tradizionali e cercano una valida soluzione per risolvere questo problema con le lezioni online. In questo caso si tratta di under 30

  • professionisti e dipendenti pubblici che vogliono mettersi in gioco a distanza di anni dal diploma per avere un maggiore bagaglio culturale, per avere un curriculum più ricco o semplicemente per fare carriera nella rispettiva area di lavoro. In questo caso invece stiamo parlando di over 30

  • neodiplomati – quindi intorno ai 20 anni – che decidono di investire direttamente sulla formazione online

Ma quali sono le differenze principali tra un’università online ed una tradizionale? Negli Atenei telematici l’offerta formativa è in modalità e-learning, sempre coordinata però da un tutor a disposizione degli studenti per qualsiasi dubbio. Inoltre i testi scritti delle lezioni, le dispense commentate in audio dagli stessi professori ed i video delle lezioni sono disponibili sulla piattaforma dell’università in modalità sincrona (in diretta) o asincrona (tramite registrazioni) per dare un valore aggiunto alla qualità della didattica.

A volte le lezioni online vengono comunque accompagnate da incontri in aula, visto che queste università hanno sedi sparse nelle principali città italiane, per poter avere un rapporto diretto come un Ateneo classico. Gli esami si svolgono generalmente in sede, ma rispetto agli appelli delle università tradizionali sono più flessibili, infatti si possono prenotare ogni mese e sono ripetibili più volte anche nel giro di poche settimane. Gli studenti che prediligono lo studio a distanza e apprezzano la metodologia delle università telematiche sono sempre di più e i numeri parlano chiaro.

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