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Recovery fund, istruzione e lavoro, un gap che va ridotto

September 17, 2020

Le Raccomandazioni della Commissione Europea sono chiare: migliorare i risultati scolastici e adeguare le competenze, in particolare digitali. Non è possibile però intervenire sugli indicatori che pongono il nostro Paese sotto la media Ue per livelli di istruzione senza risolvere i problemi strutturali che affliggono scuola, università e ricerca con interventi mirati, in un sistema che vede ancora una quota troppo alta di abbandono scolastico (i cosiddetti Elet, Early leavers from education and training). Ma non ci sono solo segnali negativi: è in rapido e costante aumento il tasso di istruzione femminile che supera di diversi punti percentuali quello maschile sia nella quota di titoli secondari che terziari, con un vantaggio più marcato rispetto alla media UE. Un risultato che ancora fatica a riflettersi sul mondo del lavoro dove la parità di genere in termini occupazionali è ancora molto lontana. Investire in formazione vuol dire incrementare la competitività del Paese, ma è necessario agire sull’organizzazione, sulla didattica e sulle infrastrutture. E soprattutto avere ben chiaro il modello che si intende realizzare, che dovrà vedere una maggiore sinergia fra istruzione e lavoro per colmare il divario fra le competenze richieste dal mondo produttivo e quelle offerte dal sistema didattico, creare nuove opportunità per i giovani e rappresentare quel bacino essenziale per fare innovazione. 

Valorizzare i docenti

Sono coloro che fanno fiorire il capitale umano, ossia i nostri ragazzi. Eppure i docenti in Italia sono da sempre scarsamente retribuiti e questo non solo all’inizio dell’incarico ma durante tutto l’arco della carriera. Un boomerang: si causa infatti una scarsa motivazione nel personale. In molti casi è evidente un’insufficiente preparazione nelle competenze digitali a causa anche della mancanza di aggiornamento professionale. Si rende necessaria quindi una complessiva riqualificazione e valorizzazione del corpo docente che passa anche da un sistema di selezione differente e dal coinvolgimento di alte professionalità nell’insegnamento. Uno studio dell’associazione Minima Moralia propone inoltre di riorganizzare la carriera docente introducendo la figura dei “quadri della scuola” per motivare i più dinamici ad assumere ruoli di responsabilità, di coordinamento e formazione ed aggiornamento dei colleghi. Per le mansioni aggiuntive, coloro che saranno selezionati tramite concorso per questa posizione, vedranno un riconoscimento retributivo adeguato.

Scuola: 100mila firme per le paritarie,consegna al ministero

September 16, 2020

(ANSA) – ROMA, 17 SET – Vengono consegnate oggi al ministero dell’Istruzione le 100mila firme raccolte a sostegno degli emendamenti sui patti educativi con le scuole paritarie e i costi standard, raccolte da Usmi e Cismi (per le scuole cattoliche); Non si tocca al famiglia con la rete #liberidieducare; Family Day e le cinquanta associazioni firmatarie delle due lettere ai parlamentari promosse da Pro Polis Persona. "Sigle protagoniste della ‘maratona per la famiglia’ – sottolinea una nota – che, quest’estate, ha portato al raddoppio dei fondi alle paritarie". "Con la raccolta firme si intente tutelare – si spiega nel comunicato – il diritto all’istruzione promuovendo i patti con le paritarie, che potrebbero dare una risposta concreta a quel 15% degli alunni che la scuola statale non riesce ad assorbire, e rivendendo le linee di finanziamento del sistema scolastico". Tra le richieste quella del costo standard: "le famiglie che già usufruiscono della scuola paritaria possono detrarsi tutte le spese mentre quelle che la scelgono per la prima volta avrebbero a disposizione un bonus di 6000 euro da spendere nelle paritarie. Questo consentirebbe un grande risparmio per le casse dello Stato e garantirebbe la libertà educativa e una virtuosa concorrenza". (ANSA).

Confapi: scuole paritarie organizzate meglio

September 15, 2020

Comunicato Anfapi – “Le scuole paritarie pubbliche aprono in punta di piedi, nessuno del Governo centrale o regionale, ha speso una parola per la loro riapertura.

Non si fa altro che insistere sulle difficoltà in cui si dibattono le scuole statali per la loro riapertura, evidenziando le differenti date, dal 14 al 24 settembre 2020, deliberate dalle diverse Regioni, non solo a causa delle necessità legate ai i seggi elettorali, ma soprattutto per la confusione dettata dalle indicazioni trasmesse ai dirigenti scolastici sui Dpi per il personale docente e non docente, sui test sierologici obbligatori e non, sui banchi e sedie con rotelle non ancora pervenuti, sulla mancanza di docenti, sui dirigenti scolastici reggenti in più plessi, su chi di essi ha vinto il concorso senza ancora ottenere il contratto, sui docenti “fragili”. Ed ancora sul numero troppo esiguo di insegnanti di sostegno e di religione, sulle scuole che per assicurare il distanziamento hanno dovuto recuperare spazi con lavori leggeri e sulle tante di ogni ordine e grado che sono ancora un cantiere aperto.

Insomma è del tutto evidente che la riapertura delle scuole statali sta avvenendo in un vero e proprio caos, e a pagarci le spese sono ovviamente le famiglie, i bambini, i ragazzi, il personale docente e non, mandato al fronte in completo sbaraglio.”
E’ quanto scrive in una nota la Confapi sezione scuole paritarie della Campania attraverso la presidente Valentina Ercolino.

“In questa visione da Apocalypse now, ci sono però le scuole virtuose, quelle di cui i media non parlano, e tantomeno ne accenna la Ministra: le scuole paritarie pubbliche, che sono lontane, assistono in disparte e in silenzio al caos, senza poter intervenire e offrire supporto. Per loro il Governo non ha proferito una parola, un augurio, ha solo pensato, ma negli ultimi giorni, di poterle utilizzarle come location per consentire agli enti locali di trovare spazi per sopperire alle incapienze delle scuole statali (in Italia mancano posti per oltre 15.000 alunni), alla stregua di un B&B o di una casa vacanze da affittare.
In Campania esistono scuole paritarie che, indipendentemente dall’Ordinanza n. 70 del Presidente, hanno già richiesto il test sierologico ai propri dipendenti ed hanno deciso in piena autonomia di misurare la temperatura ai bambini e ai ragazzi all’ingresso della scuola. Ligi al distanziamento per i più grandi e a fare indossare la mascherina se a meno di un metro di distanza.

Ritorno in classe, docenti e studenti: ecco cosa non si potrà fare a scuola

September 09, 2020

Sarà un anno particolare quello che ci apprestiamo a vivere. Si ritorna in aula dopo sei mesi dall’ultima volta, ma la scuola è cambiata per via dell’emergenza coronavirus ancora in atto. Ci sono delle regole da rispettare e anche situazioni da evitare.

Vediamo cosa non si potrà fare fino a quando l’emergenza Covid-19 non sarà conclusa (le misure, è bene precisarlo, saranno soggette ad ulteriori variazioni in base al mutamento del quadro epidemiologico).

Non si potrà cantare, ad esempio, come prima. Il CTS, infatti, ha suggerito di evitare di urlare e anche di cantare durante le ore di musica, se si deve farlo, bisognerà attuare rigide misure di sicurezza.

Il Comitato Tecnico Scientifico sconsiglia anche i giochi di squadra e di gruppo. Dunque niente assembramenti, ma giochi individuali per permettere il distanziamento sociale.

Sì allo sport, ma all’aperto se possibile. Infatti l’educazione fisica si può fare al chiuso, ma deve essere garantita un’adeguata areazione del locale e una distanza di almeno due metri.

Con i banchi singoli, invece, scomparirà il compagno di banco e dunque ci si separerà dall’amico o dall’amica. L’interazione tra gli alunni, al tempo del Covid-19, sarà diversa. Cosa accadrà, invece, alla mensa? No ai piatti e alle posate lavabili, servirà usare le monoporzioni con posate e piatti usa e getta. A pranzo non si potrà andare tutti insieme, ma a turno in modo da garantire un adeguato distanziamento.

Anche durante l’intervallo saranno vietati gli assembramenti: ci si dividerà su turni occupando zone differenti. Ovviamente non si potrà entrare tutti insieme e gli ingressi saranno scaglionati con un percorso dedicato per entrata e uscita.

Senza la mascherina non ci si potrà muovere negli spazi comuni.

Ultima, non ma non meno importante, indicazione: non si potranno smistare gli studenti in altre classi in caso di assenza per malattia del docente.

Mattarella: “Con la pandemia si è allargato il divario sociale e digitale. Senza istruzione non c’è libertà”

September 07, 2020

“La pandemia ha allargato in molti contesti il divario sociale e digitale, rimarcando le difficoltà dei più vulnerabili”. In occasione della Giornata internazionale dell’Alfabetizzazione, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricorda l’importanza dell’apprendimento e di appianare le diseguaglianze digitali, ricordando che questo tema “non riguarda soltanto la scuola, né soltanto i giovani” ma è una sfida che impegna tutte le generazioni. “Non c’è pienezza nella libertà e nell’esercizio dei diritti senza la capacità di leggere, di scrivere, di fare calcoli”.

La Giornata internazionale istituita dall’Unesco, ricorda il Capo dello Stato nel suo messaggio, quest’anno è incentrata “sull’insegnamento e l’apprendimento nella crisi Covid-19, con particolare attenzione al ruolo degli educatori e al cambiamento delle pedagogie in una prospettiva di apprendimento permanente”. In Italia l’esperienza della didattica a distanza durante il lockdown ha mostrato tutte le diseguaglianze del Paese: infrastrutture digitali, connessione, competenze informatiche di alunni e famiglie.

 

“La crisi che stiamo vivendo – sostiene infatti il Capo dello Stato – impone di dedicare attenzione al divario di conoscenze e di opportunità, che rischia di accentuarsi proprio a causa dell’impatto della pandemia globale sui sistemi di istruzione e sulle dinamiche socio-economiche. La chiusura delle scuole e, nei Paesi dove è stato possibile, l’utilizzo delle tecnologie informatiche per la didattica a distanza, hanno inciso sull’apprendimento e sui programmi di formazione”. Il presidente poi ricorda che, pur fra grandi difficoltà, grazie al lavoro degli insegnanti, i periodi di forzata permanenza a casa sono stati per tanti studenti un’occasione “di accelerazione dell’utilizzo degli strumenti digitali”. Mattarella evidenzia anche come l’accesso alla comunicazione digitale “laddove sia impraticabile, accentua ulteriormente gli squilibri legati alle competenze, alle condizioni economiche e territoriali”.

Per Mattarella, “l’alfabetizzazione consente alle persone di partecipare pienamente alla vita sociale attraverso l’esercizio concreto del diritto all’istruzione e offre la possibilità di migliorare i mezzi di sussistenza”. Una questione che riguarda tanto i bambini quanto gli adulti, come ricorda il presidente: “Nel mondo ci sono ancora almeno settecentosettantatre milioni di adulti che non hanno competenze di alfabetizzazione di base, rischiando così l’esclusione dalla sfera pubblica e di relazione, nonché l’emarginazione culturale ed economica”.

Mascherina in classe, quando si deve usare e quale si può indossare. Gli ultimi aggiornamenti

September 02, 2020

La mascherina in classe è uno degli argomenti più discussi delle ultime ore in ambito scolastico. Cosa si dovrà fare quando si tornerà in classe a partire dal 14 settembre? 

In base alle ultime indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico, la mascherina si potrà abbassare seduti al banco se c’è un metro di distanza dalle rime buccali di uno studente a quelle di un altro. Una misura fortemente voluta dalla ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina (per ovviare agli innumerevoli problemi di spazi nelle scuole italiane) e avallate, non senza qualche perplessità dagli esperti (il virologo Andrea Crisanti, ad esempio, non è d’accordo).

Attenzione, però. Perché la mascherina non scompare del tutto dall’aula scolastica. Così come segnalato dal ministro della Salute, Roberto Speranza, nel corso dell’informativa tenuta al Senato, la mascherina si dovrà indossare nei momenti dinamici in classe e negli spazi comuni

“A scuola si va con la mascherina. Ma poi dividiamo due momenti: i momenti dinamici dove ci sono rischi concreti per i nostri studenti di poter avere contatti più ristretti a meno di un metro di distanza, e momenti invece statici, cioè in cui lo studente è fermo, penso per esempio ad una lezione, ascolta il docente, ha una distanza di almeno un metro  dagli altri studenti. In quel momento statico la mascherina che è  obbligatoria negli altri momenti può essere naturalmente abbassata”, ha detto il ministro.

Questa misura “può essere rivista nel caso di  situazioni epidemiologiche particolarmente delicate ma saranno solo le autorità sanitarie a disporlo e valutarlo in modo corretto”.

Non è finita qui, però. Perché il Comitato Tecnico Scientifico ha detto sì alle mascherine chirurgiche, quella che possono essere definite anche “usa e getta”, ma ha detto no a quelle di comunità, cioè quelle personalizzabili e fatte di stoffa.

La decisione, non ancora ufficiale, ma pressoché definitiva a meno di clamorosi cambiamenti all’ultim’ora, ha fatto storcere il naso agli ambientalisti che parlano di enorme spreco con oltre 40 milioni di tonnellate di mascherine da smaltire ogni giorno (a scuola verranno fornite 11 milioni di mascherine al giorno autoprodotte dal governo).

Pare, però, che il Ministero dell’Ambiente voglia far pressione su quello dell’Istruzione per concedere il via libera almeno a quelle riutilizzabili certificate (cioè lavabili).

Il Comitato Tecnico Scientifico, invece, ha dato il via libera per quelle trasparenti, cioè ‘mascherina per lettura labiale’, un dispositivo che permette di leggere il labiale degli insegnati e  facilita la comprensione e il dialogo anche in caso di alunni non udenti.

Anche qui, però, regna la confusione e mancano indicazioni chiare a meno di 10 giorni lavorativi dall’inizio dell’anno scolastico.

Buono libri 2020/21: agevolazioni per scuole medie e superiori

August 31, 2020

Si avvicina il ritorno a scuola e la campanella sta per suonare in moltissimi istituti italiani: la ripresa è fissata al momento al 14 settembre 2020. Non sono poche le polemiche in merito al distanziamento sociale da mantenere tra i ragazzi o sull’utilizzo della mascherina in aula o negli spazi comuni. Non mancano nemmeno i commenti sui nuovi banchi con le ruote o monoposto e sul fatto che la merenda dovrà essere consumata sul proprio posto. Infine, spunta anche l’ipotesi di posticipare il ritorno sui banchi per permettere alle forniture di far arrivare in tempo il materiale, oltre a dare respiro sull’assegnazione delle cattedre ancora vacanti. I professori hanno già iniziato a sottoporsi ai test sierologici e ai tamponi, mentre per i ragazzi verterà l’obbligo di misurazione della temperatura già da casa. Qualora venga registrato un caso positivo a scuola, si dovrà procedere con l’isolamento dell’alunno; mentre non è ancora chiaro come si potrà mantenere il distanziamento sociale sui mezzi pubblici.

Con l’inizio della scuola, comunque, i genitori dovranno anche acquistare i libri e il materiale scolastico necessario per le lezioni. Che siano online tramite didattica a distanza, oppure in presenza, ai ragazzi non dovranno mancare carta e penna, libri e dispositivi elettronici. A tal fine il governo ha introdotto il bonus pc e tablet per quanto riguarda l’acquisto di dispositivi informatici utili a migliorare la didattica a distanza. Le singole Regioni, invece, hanno emanato diversi bandi di concorso per poter accedere ai numerosi bonus sull’acquisto dei libri di testo.

Con il buono libri 2020/21, infatti, le famiglie che si trovano in maggiore difficoltà economica potranno ricevere sconti cospicui per poter acquistare il materiale necessario ai propri figli per proseguire gli studi. Regione che va, bando che trovi: ecco una guida ai vari bonus regionali sull’acquisto di materiale scolastico.

Buono libri 2020/2021: cos’è e come funziona

Lo ritroviamo ogni anno, ma con importi diversi: il buono libri 2020/2021 è un bonus che permette di accedere a sconti e agevolazioni per permettere anche alle famiglie più disagiate di acquistare i libri di testo e il materiale scolastico necessario per tornare in classe. 

Il MI – ex Miur, Ministero dell’Istruzione, dell’università e della Ricerca, ora scisso in Ministero dell’Istruzione – ha stanziato 236 milioni di euro per finanziare il buono libri 2020/2021. Il credito, dunque, verrà messo a disposizione di tutti gli istituti (scuole medie e superiori) che ne faranno richiesta per poter garantire sconti e agevolazioni sull’acquisto dei libri scolastici.

I 236 milioni, inoltre, verranno suddivisi come segue:

  • Per le scuole secondarie di primo grado (cosiddette scuole medie) saranno destinati fino a 100 mila euro;

  • Per gli istituti di secondo grado (cosiddette scuole superiori) andranno fino a 120 mila euro.

La ripartizione del credito seguirà diversi indicatori, primo fra tutti il numero di studenti presenti nella scuola, ma anche l’indicatore sul disagio nell’apprendimento e quello riferito al contesto socio-economico nel quale sono inserite le scuole stesse.

Verranno messi a disposizione anche dei buoni libri a livello regionale, destinati alle richieste di studenti e famiglie in difficoltà economica. Mentre, infatti, il credito erogato dal Miur dovrà essere richiesto dagli istituti scolastici e non dai nuclei familiari; i bandi regionali si riferiscono, invece, a risorse stanziate per il singolo studente. Oltre a queste agevolazioni, anche il bonus docenti 2020 e il bonus cultura 2020 per i neo 18enni sono volti anche all’acquisto di libri e materiale scolastico utile per la didattica sia in presenza sia a distanza.

Vediamo ora i principali bandi delle città italiane cercando di individuare i requisiti, i limiti reddituali, gli importi degli sconti e i termini per la presentazione delle richieste.

Buono libri 2020/21: bando città di Roma

Il comune di Roma ha emesso il bando che permette di accedere – nel rispetto dei requisiti minimi reddituali fissati – alle agevolazioni per l’acquisto dei libri scolastici per l’anno 2020/2021. In particolare, l’anno che si appresta a cominciare il 14 settembre sarà caratterizzato da non poche novità. In particolare, la scuola subirà delle modifiche: dalla didattica in presenza alla didattica a distanza, dai banchi monoposto alla merenda consumata in classe, dalle mascherine alla misurazione della temperatura a casa. 

"Rientriamo a scuola", il portale del Miur dedicato alla ripresa dell'attività didattica

August 26, 2020

Come si rientrerà a scuola? Quali garanzie di sicurezza? Come si reagirà davanti a un caso positivo? Quali servizi verranno garantiti? Quale sarà l’orario del tempo scuola? Sono solo alcune delle domande più frequenti che stanno ponendo genitori e personale della scuola al Ministero dell’Istruzione in vista dell’imminente ripresa didattica.

"Per rispondere ai numerosi quesiti e fornire chiarimenti in merito, il Miur ha attivato il portale ‘Rientriamo a scuola’ in cui è possibile trovare informazioni utili e documenti normativi, a disposizione di chiunque ne abbia bisogno” – afferma il deputato 5Stelle, Filippo Gallinella. “Nel sito dedicato, è presente anche la sezione delle ‘faq’ con cui il dicastero risponde alle questioni che maggiormente destano dubbi e confusione: dalla didattica a distanza all’uso delle mascherine, dall’orario scolastico ai banchi ‘anti-covid’.

Infine sulla pagina web, oltre i documenti del ministero, sono disponibili quelli del Comitato Tecnico-Scientifico per l’emergenza relativi al settore scuola e i link alle pagine degli Uffici Scolastici Regionali. Il portale è quindi uno strumento molto utile soprattutto contro la disinformazione e le fake news che circolano in questi giorni sul web, che contribuiscono solo ad alimentare confusione e incertezza tra i genitori.

Per qualsiasi dubbio o informazione invito tutti a consultare esclusivamente la sezione ufficiale del Miur all’indirizzo www.istruzione.it/rientriamoascuola, per una ripartenza all’insegna della sicurezza e un auspicabile ritorno alla normalità” – conclude Gallinella.

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