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Classifiche università internazionali, le italiane crescono: quali sono le migliori?

Di recente è stato reso pubblico il lavoro condotto dalla Conferenza dei rettori (Crui) in merito alla presenza delle università italiane nelle classifiche internazionali di gradimento. I risultati sono pressoché sorprendenti: dal 2017 al 2020 ben 85 atenei hanno fatto accesso nei ranking più riconosciuti e 11 nuove accademie si sono posizionate tra i primi 200 posti. Con le conclusioni dello studio, però, la Crui – considerando anche i risultati ottenuti dai Paesi europei vicini- ha voluto lanciare un appello: “Il sistema deve crescere insieme”. Vediamo insieme quali sono state le università italiane che si sono contraddistinte.

I risultati del lavoro, guidato da Mirko Degli Esposti, prorettore vicario dell'Università di Bologna, e Giulio Vidotto, coordinatore della commissione ranking dell'Università di Padova, assumono un importante valore nel momento in cui singoli atenei devono elaborare le scelte economiche e didattiche atte a migliorare le proprie perfomarce. In occasione della pubblicazione del report Ferruccio Resta, Presidente della CRUI, ha infatti spiegato, come riportato da Repubblica.it, che promuovere la crescita delle università con una visione internazionale è fondamentale anche per accrescere l’attrattività del sistema educativo e di ricerca italiano nel suo complesso: “È prioritario migliorare la percezione e il posizionamento del Paese in modo unitario, ricomponendo un’immagine spesso tracciata in modo disarticolato. Non dimentichiamo che nell’affrontare la pandemia le università hanno mostrato un grande senso di coesione e di tenuta. È su questa immagine che l’Italia deve investire, un compito non secondario per la CRUI”.

Si è concluso a dicembre ma è stato pubblicato di recente il lavoro condotto dai rettori degli atenei per individuare quali e quante università italiane sono rientrate nelle classifiche più prestigiose e riconosciute in materia di istruzione post diploma. I ranking presi in considerazione sono complessivamente sei e prendono in considerazione variabili anche assai diverse tra loro ma facendo sempre riferimento alle pubblicazioni e agli indici bibliografici. Tra queste vi è la Greenmetric che misura la sostenibilità nelle strutture universitarie e la Qs, che analizza il tasso di occupazione. Ad emergere, sul piano delle singole università, sono state il Politecnico di Milano, che ha raggiunto nella classifica britannica Qs il 137esimo posto, davanti all’Università La Sapienza e l’Università di Bologna; quest’ultima si classifica anche nel ranking londinese Times Higher Education davanti alla Scuola superiore Sant'Anna di Pisa e alla Normale di Pisa. Nella classifica avviata dalla Commissione europea, U-Multirank, invece, troviamo la Bocconi di Milano e l’Imt di Lucca. A livello numerico, invece, nella classifica generale Arwu dell'Università Jiao Tong di Shanghai sono entrati 30 atenei in più e si è passati da 2 a 3 nei top 200. Nella classifica Times Higher Education si sono aggiunte 10 posizioni italiane e si è passati anche qui da 2 a 3 atenei nei top 200. Nella classifica Qs si sono aggiunte 8 posizioni (da 31 a 39) e nei top 200 c’è una regressione, da 3 si è passati a 2. Infine, nella classifica U-Multirank si sono aggiunti 30 atenei italiani.



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