Roma, abbandoni record: un alunno su tre lascia la scuola

L’allarme di Sant’Egidio. Contagi, superiori al primo posto . La ricerca ha riguardato 23 città in 12 regioni e 2.800 minori di medie e elementari, 1.078 dei quali nella Capitale La Comunità di Sant’Egidio lancia l’allarme sull’abbandono scolastico. Ma anche sulla qualità della formazione per quegli alunni che, nonostante tutte le difficoltà, continuano a frequentare la scuola subendo un sistematico taglio delle ore di lezione per vari motivi, dalle quarantene alla mancanza di insegnanti. La ricerca ha riguardato 23 città in 12 regioni e 2.800 minori delle medie e delle elementari, 1.078 dei quali a Roma. Dai risultati emerge una situazione scolastica estremamente precaria, col Covid che ha accelerato disuguaglianze e dispersione scolastica. Fenomeni che a Roma sono peggiori che altrove. Mentre dai dati nazionali, infatti, risulta che circa 1 minore su quattro è considerato a rischio di dispersione per il numero eccessivo di assenze ingiustificate (più di tre al mese nel 19,5% dei casi) o perché non ha ripreso a frequentare la scuola dall’inizio dell’anno (4%), nella Capitale questi numeri aumentano: la dispersione diventa un rischio per 1 alunno su tre, nel 29,5% dei casi per troppe assenze e nel 7,1% perché non c’è frequenza scolastica. E pure l’orario ridotto tra settembre e dicembre è più usuale, non più in una scuola su nove come nella media italiana ma in una su otto (25 su 204). Effetto della sospensione delle lezioni per quarantene o chiusure delle scuole ma anche dell’organizzazione scolastica: in moltissimi istituti, per esempio, il tempo pieno è stato tagliato alle 14,30 per mancanza di insegnanti. Dato che può avere ripercussioni sulla socialità o sull’alimentazione, per l’impossibilità di mangiare a scuola. La ricerca avverte, infine, che in caso di interruzione della didattica più di 1 bambino su due (il 52,4%) avrebbe difficoltà a seguire la Dad. Il presidente della Comunità Marco Impagliazzo ha richiamato l’attenzione pure sul fenomeno dell’educazione parentale, in crescita. Un fenomeno di cui hanno parlato anche i presidi, che nell’ultima riunione con l’Ufficio scolastico regionale hanno mostrato preoccupazione. I dirigenti, infatti, hanno ribadito i molti problemi della ripresa delle superiori: assembramenti, mezzi troppo pieni, difficoltà a rispettare gli ingressi delle 8 e delle 10 proprio a causa dei trasporti, connessioni scarse. E hanno chiesto di prorogare il termine delle iscrizioni al prossimo anno. Criticità condivise dai sindacati, che hanno richiamato l’attenzione sul fatto che proprio tra gli studenti delle superiori si concentri la quota maggiore di contagi: sul totale di 22.201 positivi nel Lazio tra il 14 settembre e il 3 gennaio risultano 1.704 casi tra 0 e 2 anni; 1.810 nella fascia d’età 3-5 anni; 5.758 tra 9 e 10 anni; 4.917 tra 11 e 13 anni; 8.174 nella fascia d’età 14-18 anni. Per quanto riguarda il territorio, si tratta di 3.789 casi nell’Asl 1, 4.571 nella 2, 2.632 nella 3, 1.109 nella 4, 2.128 nella 5 e 2.394 nella 6. «Circa il 13% dei contagi regionali sono da attribuire a bambini e giovani in età scolare tra 0 e 18 anni - osservano i sindacati -. Il fatto che il 36% dei casi riguardi la fascia 14-18 conferma la particolare delicatezza del problema della ripresa dell’attività scolastica». Fonte: Corriere della Sera

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